Jorge Corsi – La “Sindrome di Alienazione Genitoriale” e il pericolo rappresentato dalle teorie scientifiche come base per le decisioni giudiziarie

4 Nov

di Jorge Corsi (www.asapmi.org)

La cosiddetta “sindrome da alienazione parentale” (PAS) è stato proposto da Richard A. Gardner (1985) come una condizione che si verifica nel corso di divorzi o separazioni conflittuali. I bambini affetti da questa condizione hanno comportamenti che consistono in denigrazione, critica e rifiuto di un genitore, comportamenti che sarebbero ingiustificati o esagerati. Nel cercare una spiegazione di questi comportamenti, la PAS è stata considerata come un disturbo caratterizzato da un insieme di sintomi che derivano dal processo attraverso il quale un genitore manipola la coscienza dei suoi bambini, utilizzando diverse strategie, per impedire, ostacolare o distruggere i suoi legami con l’altro genitore. Fin qui si potrebbe considerare la PAS come è un concetto neutrale, perché potrebbe essere applicata in qualsiasi direzione. Tuttavia, vale la pena di procedere ad una ricostruzione dell’origine e dello scopo della PAS.

Chi è Richard Gardner?

Richard Gardner è uno psichiatra infantile nel New Jersey, che ha passato la prima fase della sua vita professionale svolgendo il ruolo di consulente di parte in processi per abusi sessuali contro i genitori, insegnanti e membri di congregazioni religiose. E’ stato capitano e psicologo militare nella guerra di Corea, specializzata in tecniche di deprogrammazione dei prigionieri di guerra americani.

Una revisione dei casi poi presentati a sostegno della sua teoria dell’esistenza della PAS, evidenzia come abbia testimoniato quasi sempre come esperto a difesa di persone accusate di abusi. Ciò significa che il suo compito era quello di dimostrare che l’abuso non esisteva (e proprio per fare questo veniva pagato dai suoi clienti).

Il più delle volte erano i padri ad assumere Gardner per difendersi dalle accuse di avere abusato dei figli lanciate dalla madre. Lo psichiatra in questi casi etichettava la madre come “genitore alienante”, e proponeva alla corte argomenti per accusarla e impedirle di stare con i bambini con la diagnosi di PAS.

Gli strumenti concettuali di Gardner come perito di parte mettevano in dubbio la credibilità delle vittime e sono stati usati come prova della innocenza degli imputati accusando il denunciante di aver formulato false accuse. Queste perizie hanno trovato applicazione nei casi di controversia per accuse di abusi sessuali per affidamento dei figli, di visita e per l’esercizio della potestà genitoriale.

Il suo lavoro è stato costantemente messo in discussione dalla comunità scientifica, dal momento che le sue teorie non si basano su metodi di ricerca standard, e non sono stati sottoposti a verifica empirica. Ne è prova il fatto che nessun lavoro di Gardner è stato accettato per la pubblicazione in una rivista scientifica. Infatti tutti i suoi libri sono stati pubblicati da una casa editrice di proprietà: Creative Therapeutics.

Oggi, le sue opere sono ampiamente diffusi sui siti internet sponsorizzati da organizzazioni di genitori accusati di abusi che sostengono la loro innocenza con gli argomenti forniti da Gardner, utilizzando nomi come “genitori privati ​​del contatto con i loro figli.”

Qual è l’ideologia dietro alla teoria di Gardner?

Dal momento che la cosiddetta “sindrome di alienazione genitoriale”, come già detto, non si basa su criteri scientifici validi, è necessario individuare le sue basi ideologiche.

Un possibile metodo per analizzare l’ideologia di fondo è quello di prendere i singoli punti contenuti nella descrizione della PAS e verificare per ciascuno di essi quale è il pregiudizio ideologico sottostante.

Secondo i seguaci di Gardner, alcuni degli indicatori tipici della “sindrome di alienazione parentale” sono:

L’ostacolo all’altro genitore di esercitare il diritto di vivere con i figli.

Nell’applicazione ideologizzata l’accusa di questo comportamento è fatta in quasi tutti i casi contro la madre, ignorando le decisioni giudiziarie sui comportamenti abusivi del padre, e sganciando il diritto di coabitazione dalla volontà espressa dai figli. In altre parole, vi è una forte enfasi sui diritti del padre, a scapito dei diritti alla protezione dei loro figli esercitato dalla madre.

La denigrazione e l’insulto dell’altro genitorei in presenza di bambini, coinvolgendoli in problemi di coppia che non hanno nulla a che fare con il legame parentale.

Nell’utilizzo del concetto di “alienazione genitoriale” questi comportamenti sono evidenziati solo in una direzione. Vale a dire, evidenziando la denigrazione della madre contro il padre, e non il contrario.

Il coinvolgimentodell’ambiente familiare e degli amici contro l’ex coniuge.

Benché questo sia un comportamento prevalentemente maschile, tuttavia, quando si utilizza il concetto di “alienazione parentale” questa condotta è attribuita alle donne.

Ridicolizzare o sottovalutare i sentimenti dei bambini verso l’altro genitore.

Anche in questo caso, l’esperienza dimostra che questo tipo di comportamento è tipico dei genitori durante la visita con i loro bambini. Tuttavia, questo comportamento improbabile nelle madri cioè ridicolizzare i sentimenti dei loro figli, viene attribuito a loro quando si cerca di applicare il criterio della “alienazione genitoriale”

Incentivare il comportamento sprezzante e il rifiuto dell’altro genitore

Tutta l’esperienza acquisita nei casi di donne maltrattate che sono state in grado di chiudere con la relazione in cui erano abusate dimostra come spesso i loro figli tendano a riprodurre i comportamenti di abuso psicologico, con la benedizione del padre durante il suo periodo di visita. Inoltre, è molto più probabile che i conflitti più intensi siano con il genitore con cui si abita con che con quello con cui non si abita. Tuttavia, con l’accusa di “alienazione parentale” questa evidenza probabilistica viene invertita e questi comportamenti sono attribuiti alla madre convivente.

Spaventare i figli con menzogne su l’altro genitore

Quando si utilizza il concetto di “alienazione genitoriale” si considera soltanto la madre come capace di utilizzare queste armi. Tuttavia, l’esperienza dimostra che proprio quando i figli tornano a casa dopo essere usciti con il padre durante la visita, gli attacchi contro la madre si aggravano a caus dei messaggi ricevuti dal padre.

I figli non sono in grado di dare ragioni o danno spiegazioni assurde per giustificare il loro rifiuto del genitore

Il rifiuto dei bambini relazionarsi con uno dei genitori acquista un significato reale quando si esprime in un’aula di tribunale e entrano in funzione i meccanismi giudiziari. Questo è quando il “non voglio” viene interpretato come infondato e assurdo. Semplicemente perché esprime un sentimento di rifiuto e non si traduce in un elenco ragionevole di motivi che sono di per sé inadatti alla modalità di funzionamento psicologico del bambino e dell’adolescente. Anche in questo caso, per la dottrina della “alienazione genitoriale” non si deve credere che i bambini, ma ritenere che ci sia “qualcosa dietro” alle loro decisioni.

Questo breve ed incompleta riassunto di alcune delle basi che supportano la descrizione della PAS, mostra chiaramente che questo non è un concetto neutro, ma è connesso con due sistemi di principi ideologici che caratterizzano l’ordine patriarcale: il sessismo e l’adultismo.

J. E. B. Myers, professore presso la University of the Pacific (California) ed esperto riconosciuto sulle decisioni giudiziarie americane ha scritto “… a mio avviso, molti degli scritti di Gardner, compreso quelli sullasindrome di alienazione genitoriale, sono discriminatori e pregiudizievoli contro donne. Questo pregiudiziale di genere “infetta” la sindrome, la trasforma in un potente strumento per minare la credibilità delle donne che denunciano abusi sessuali. Poiché PAS perpetua e aggrava la discriminazione di genere contro le donne, credo che la sindrome getta ombre molto più di luce su questa difficile questione …”

Le prime opere Gardner erano piene di commenti misogini. Poi, in seguito alle critiche, ha adottato un linguaggio politicamente corretto, ma senza rinunciare al background ideologico della sua teoria. Fondamentalmente Gardner ha ignorato quanto le organizzazioni internazionali e di ricerca sociale hanno sottolineato nel corso degli ultimi 20 anni e cioé che il problema della violenza domestica è una epidemia e che ad essere colpite dalla violenza sono le donne. Quando si cerca di invertire l’onere della prova, si vuole rimuovere ogni prospettiva di genere nell’analisi del problema, nello stesso modo che è stato ampiamente sfruttato da diverse organizzazioni sessisti e misogini.

Oltre ad essere una teoria sessista, la dottrina della “alienazione genitoriale” è profondamente adultista.

Per adultismo si intende un sistema di credenze che introduce un rigide gerarchie tra adulti e bambini, considerando questi ultimi come oggetto di educazione e non come soggetti di diritto.

La “Sindrome di Alienazione Genitoriale” presuppone ragazzi e ragazze come entità passive che possono essere manipolati nei loro pensieri e sentimenti da adulti malevoli che “introducono” idee, senza tenere in conto la percezione della realtà dei bambini.

Questa immagine dell’infanzia non solo va nella direzione opposta rispetto a tutti gli studi scientificamente di psicologia evolutiva, ma contraddice profondamente lo spirito stesso della Convenzione internazionale per i diritti dei bambini.

Si dovrebbe spiegare ai giudici che basano le loro decisioni sulle informazioni derivanti dalla dottrina di Gardner che i bambini non sono marionette nelle mani di adulti e che hanno il diritto di esprimere i loro pensieri e sentimenti e, inoltre, che non sono per natura bugiardi come sembrano suggerire le perizie basate su queste teorie scientifiche. Non esiste nessuna cospirazione madre-figlio a danno del padre. Esistono invece bambini che avendo sperimentato varie forme di abuso primario o secondario (sia come vittime o che come testimoni) sperimentano anche la paura e il rifiuto contro chi ha esercitato tali abusi.

Come conseguenza di questi principi ideologici un altro modo per violare i diritti dei bambini è costringerli a ristabilire il contatto con la persona a cui hanno paura e rifiutano e questo solo per garantire i diritti del genitore non convivente.

Nella legislazione Argentina, con la legge 26061 si è cercato di gestire questo problema, infatti all’articolo 3 si afferma “quando c’è un conflitto tra i diritti e gli interessi dei bambini e degli adolescenti con altri diritti e interessi altrettanto legittimi, prevalgono i primi”.

I tentativi di invertire l’onere della prova, mettendo sul banco degli imputati le vittime di varie forme di abuso e maltrattamento, sono una strategia che abbiamo il dovere di segnalare, cominciando a rivelare la mancanza di sostanza di queste teorie pseudoscientifiche che hanno origine nel movimento conosciuto come “backlash”.

Il backlash è un movimento conservatore che tenta di portare indietro le conquiste ottenute sul problema dell’abuso sessuale dei ragazzi per tornare alla fase precedente di occultamento e di segretezza. E’ guidato da settori come la chiesa e movimenti politici di destra che non tollerano le rivendicazioni per i diritti provenienti da soggetti tradizionalmente emarginati, come le donne e i bambini. Quando queste rivendicazioni riguardano soggetti socioeconomico esclusi, la reazione non si fa sentire. Ma la rezione comincia ad acquisire virulenza quando si toccano casi di persone vicine alle aree di potere (leader della chiesa, uomini d’affari, politici). E sono a questi i settori che le teorie pseudoscientifiche di Gardner sono venuti in aiuto. Queste teorie consentono loro di giustificare gli abusi contraccando con denunce di false accuse, grazie al concetto di “alienazione parentale” (che in realtà limitato a un “alienazione maternale”) e screditando la testimonianza dei bambini. Né più né meno che una reazione che tende a preservare un potere che si teme in declino.

In generale, i detentori del potere tendono ad allearsi e, quindi, coloro che lottano per difendere i propri diritti si trovano spesso in una trappola senza via d’uscita, in cui le vittime finiscono per essere accusate grazie a diagnosi psichiatriche. Invece di dare loro sostegno, le istituzioni mettono sotto inchiesta le vittime e le pongono in una situazione di assoluta mancanza di difesa.

In conclusione, si può dire che quando le decisioni giudiziarie si basano sugli strumenti pseudoscientifiche del backlash diventano e basi per una seconda vittimizzazione per i figli e per le madri che lottano per proteggerli.

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